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Diari olimpici Pechino 2008 |
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Ø Ricordi di Alberto Moro: l‘oro della Bortolozzi e della Ragno
LE STOCCATE DI FRANCESCA - La mia partecipazione al giorno dell’oro di Francesca Bortolozzi alle Olimpiadi di Atlanta 1996 non ha avuto nulla di casuale. Ha 28 anni Francesca Bortolozzi, quando ad Atlanta rivince l’oro olimpico nel fioretto femminile a squadre con Trillini e Vezzali, nel 1996 giovane di grande talento e di sicuro avvenire, Medaglia d’Argento individuale proprio ad Atlanta. Francesca ripete il trionfo di Barcellona 1992 in cui era in pedana con Bianchedi (artefice di quell’oro), Trillini, Vaccaroni, Zalaffi. Estate 1996. La Bortolozzi si candida per Atlanta con un palmares di assoluto valore. I suoi maggiori successi: titolo mondiale individuale ad Essen nel 1993, campionessa olimpica e mondiale a squadre in carica (di mondiali con il team però ne ha già vinti due), ma non si dimentichino altri brillanti risultati conseguiti. Lei che partecipa ai Giochi per la terza volta e che a Seoul 1988 era stata Medaglia d’Argento a squadre, l’Olimpiade di Atlanta non doveva neppure farla. Il ct Magro affida a Bianchedi, Trillini, Vezzali il ruolo di titolari. La Bortolozzi viene selezionata quale riserva, ruolo che considera difficile accettare. Dopo i Giochi di Barcellona muta la formula della prova a squadre. Il team schiera solo tre fiorettiste titolari. La quarta è riserva e, quel che è peggio, se non tira la medaglia non la prende (accadrà alla Giacometti a Sidney 2000). Sfortunatamente per Francesca, la scelta di Magro la esclude. Si sa che a volte la fortuna è capricciosa al punto da offrire possibilità imprevedibili. La Bianchedi subisce la rottura del tendine d’Achille nella gara individuale. Francesca Bortolozzi la sostituisce nella prova a squadre in cui il team italiano, campione olimpico e mondiale in carica, ambisce al podio. Sarà ancora possibile tirare per una medaglia ora che la Bianchedi non sale in pedana? Nei giorni precedenti la gara non mancano la tensione, le schermaglie dialettiche, persino i profeti di sventura alzano la voce. Francesca Bortolozzi superando qualsiasi scetticismo e, nel contempo, ripagando la fiducia dei tifosi, piazza le stoccate d’oro che danno alle fiorettiste italiane il secondo titolo olimpico consecutivo. 26 luglio, eccolo finalmente il giorno della prova olimpica a squadre, il giorno dell’oro che Francesca Bortolozzi non scorderà di certo più. Il team italiano è Medaglia d’oro. Bortolozzi e Trillini vincono il secondo oro olimpico a squadre; per la ventunenne Vezzali è il primo. In finale le azzurre liquidano la Romania, rivale quasi senza soluzione di continuità degli Anni Novanta. 45-33, il risultato. Il titolo olimpico viene anche dopo una difficile semifinale con l’Ungheria fatta apposta, almeno fino ad un certo punto, per dare ragione ai profeti di sventura. L’Italia è sotto 36-40 contro l’Ungheria. Addio all’oro? No, perché nel nono assalto la Bortolozzi compie l’impresa di rimontare lo svantaggio. Si comincia con le ungheresi che ormai vedono la finale. Francesca rifila nove botte alla Mohamed, incassandone solo due e traghetta le compagne in finale. Italia batte Ungheria 45 a 42! Il sogno di Francesca Bortolozzi che è poi pure dei tifosi, prende sempre più forma. In finale Italia in vantaggio. Ma giungono momenti di difficoltà, quando la Trillini incrocia il fioretto con quello di Laura Badea. La romena, in forza dell’oro individuale appena conquistato, fiorettista dotata e campionessa mondiale individuale, nell’assalto con la Trillini piazza dodici botte subendone sei. Ci pensano la stessa Trillini e la Vezzali ad evitare la rimonta delle romene che dopo l’assalto Badea-Trillini sono tornate a quattro sole stoccate di svantaggio. Ecco il nono e decisivo assalto. In pedana per l’Italia, una motivatissima Bortolozzi, per la Romania, la Badea. Italia in vantaggio 40 a 29. Ripensando alle rimonte impossibili a cui ho assistito, mi dico che può ancora accadere di tutto. Qualcosa accade: diviene realtà il momento più atteso. Francesca Bortolozzi che non doveva neppure farli i Giochi piazza le cinque stoccate che mandano definitivamente a picco le romene. La Badea non può compiere la clamorosa rimonta trovandosi di fronte una travolgente Bortolozzi. Davvero bravissima Francesca, per anni elemento del Dream Team, salita in pedana in una situazione difficile, ma capace di sconfiggere qualunque insidia. Nelle gare a squadre non è affar semplice tirare nell’ultima frazione, specialmente nelle prove di altissimo livello. Francesca Bortolozzi lo ha fatto pure in semifinale e finale in modo eccellente. In Italia sono ormai passate le ore 22 del 26 luglio 1996. I tifosi della scherma possono dare inizio alla festa, qui sulla pedana la gioia è incontenibile. Esplode la felicità di Francesca Bortolozzi. Negli occhi rimane la festosa corsa di Vezzali, Trillini e Bortolozzi verso Diana Bianchedi che ha seguito la gara su una carrozzella. Quella di Atlanta è l’ultima gara dellaBortolozzi con la Nazionale ad Olimpiadi, Mondiali ed Europei. Lascia volontariamente. La sostituirà Anna Maria Giacometti che, corsi e ricorsi storici, abbandonerà il team azzurro subito dopo le Olimpiadi di Sidney 2000, ma è un’altra e ben diversa storia.
L’ORO DI ANTONELLA RAGNO - Mantengo aperto lo scrigno dei ricordi,, riconfermando che fu Diana Bianchedi – fiorettista capace di laurearsi due volte campionessa olimpica e cinque mondiale e non solo - a dirottare tutta la mia attenzione sul fioretto femminile sul finire degli Anni Ottanta. Da allora mi considero un tifoso più che mai fortunato. Negli anni precedenti le gare di Diana le cose andavano in modo diverso. L’interesse per la scherma unito all’abitare in Svizzera mi fecero nascere “spadista”. La spada rimane nella Confederazione l’arma con cui tirano in prove internazionali schermitori e schermitrici e da cui sono venuti vittorie e piazzamenti di maggiore prestigio. Ultimo oro alle Olimpiadi: Pfister ad Atene 2004. Un breve ricordo sugli anni antecedenti la mia “conversione schermistica”. La mente corre ad un giorno d’oro come è stato quello di Francesca Bortolozzi, ma molto più lontano nel tempo. Le Olimpiadi riportano i pensieri agli inizi degli Anni Settanta e alla campionessa di fioretto Antonella Ragno Lonzi. é in occasione delle Olimpiadi di Monaco che il fioretto femminile irrompe nella mia vita di giovane, all’epoca frequentavo il Liceo, appassionato della scherma. Corre l’anno 1972, non sono ancor nate Valentina Vezzali e Margherita Granbassi, finaliste degli ultimi due Mondiali. Sono i Giochi del sanguinoso attentato terroristico, dell’argento della Svizzera nella spada maschile a squadre. Sono, scrivo oggi, pure i Giochi dell’oro di Antonella Ragno. Mi son rimaste dentro sensazioni del suo lontano trionfo anche se considero tuttora limitatissimi i miei contatti con la scherma femminile del tempo. Il ricordo mi dice che sono anni agonistici dominati dalle fiorettiste dell’Est. Il team azzurro, benché competitivo, non é padrone assoluto della pedana. Lo sarebbe diventato per anni a cominciare dal 1990. Antonella ragno, fiorettista di notevole valore - la sola capace di opporsi alle rivali dell’Est - che già altre medaglie ha conquistato nelle Olimpiadi di Roma e Tokyo, ma non d'oro, compie il proprio capolavoro schermistico a Monaco una domenica sul finire dell’estate: l'oro olimpico del fioretto femminile individuale é suo. Un successo che l’atleta si porta nel cuore per tutta la vita. Il fioretto era l’unica arma con cui gareggiavano le schermitrici. La formula di gara risultava diversa rispetto a quella attuale (pure nella prova a squadre), ma la tensione agonistica, il coinvolgimento, le emozioni son state per me totali. Ha poco più di 32 anni la Ragno quando vola a Monaco per tirare alle sue quarte Olimpiadi. Quel che più conta, ha alle spalle una solida esperienza internazionale, accumulata grazie alla lunga militanza in Nazionale con la partecipazione alle competizioni importanti e la conquista di successi e podi. Una carriera fatta di nove titoli italiani individuali. Passeranno oltre trent’anni prima che un’altra campionessa, Valentina Vezzali, frantumi il primato; ben 13, fino ad ora i suoi titoli individuali. L’ambizione di Antonella? Disputare la finale a otto, poi chissà… Lo confesso, in un’epoca in cui prevalgono le immagini, è la radio a portarmi la conquista dell'oro olimpico. La risento la voce del radiocronista. Era talmente coinvolto e preciso nel narrare l'andamento degli assalti che mi è sembrato di trovarmi catapultato lì, ai bordi della pedana, ad assistere stoccata dopo stoccata all’indimenticabile vittoria. La vecchia e cara radio mi dava la possibilità di vivere l’evento immaginandolo e, in ogni caso, lo ha circondato di un alone particolarissimo (di leggenda?). Intanto in Italia stava vivendo la primissima infanzia Diana Bianchedi. Venti anni più tardi ci avrebbe regalato lei l’oro olimpico nella magica sera agonistica di Barcellona. Chiudo qui lo scrigno dei ricordi. Riaffido ai diari il compito precipuo: seguire le Olimpiadi 2008 di Margherita Granbassi. Dopo gli Europei apparirà il primo articolo in merito.
A presto
Il Webmaster
Ø Ricordi di Alberto Moro: sulla strada di Sidney
Apro piacevolmente nell’imminenza delle prove di Las Vegas lo scrigno dei ricordi su Olimpiadi e dintorni. Il ritorno della prova di fioretto femminile a squadre alle Olimpiadi di Pechino mi riporta all’evento agonistico immediatamente precedente il viaggio del Dream Team alla conquista dell’oro olimpico di Sidney, il terzo consecutivo dopo quelli di Barcellona e Atlanta. I Giochi di Sidney 2000 restano tuttora gli ultimi in cui si è disputata la gara a squadre delle fiorettiste. Dal 1994 al 2000 la Svizzera italiana – prima a Locarno, in seguito ad Ascona - ebbe il privilegio di vivere per merito di Roberto Bianchedi giornate di scherma mondiale. Personalità di spicco non solo del mondo schermistico, egli nel 1998 contribuì all’organizzazione dei Mondiali di La Chaux-de-Fonds. In quegli anni fu il creatore, il motore (la stampa lo definì “il papà”) del Trofeo internazionale Renato Corti di fioretto femminile. Con l’organizzazione della manifestazione Roberto Bianchedi consentì agli appassionati della scherma di vedere tirare su pedane ticinesi le migliori fiorettiste dell’epoca. L’edizione del 2000 si rivelava importante sia per il valore assoluto delle partecipanti (come in passato), sia perché per le fiorettiste azzurre rappresentava l’ultimo impegno agonistico prima di Sidney. Il 15 luglio 2000 Roberto Bianchedi fu artefice di un’altra indimenticabile sera schermistica internazionale. Per l’assegnazione del VII° trofeo Corti organizzò la sfida tra Italia e Germania, a quel momento i team più forti al Mondo. Le campionesse olimpiche a squadre Bianchedi (già vincitrice pure di quattro titoli iridati a squadre), Trillini (cinque titoli), Vezzali (tre titoli iridati) affrontarono quelle mondiali in carica Bau, Schiel, Weber. Alle 21, le nazionali di Italia e Germania salirono in pedana per essere presentate al pubblico che in una spettacolare atmosfera gremiva la Piazza Torre sul lungolago di Ascona. Si avvertì immediatamente la sensazione di poter assistere ad una competizione ricca di assalti dall'elevato contenuto tecnico ed agonistico. A creare l'atmosfera era anche l’eccezionale palmares delle fiorettiste. Un particolare catturò l’attenzione: le fiorettiste indossavano divise colorate che ne facilitavano il riconoscimento. Diana Bianchedi subito in pedana. Nel primo dei nove assalti affrontò Sabine Bau, la migliore delle fiorettiste tedesche, già campionessa mondiale e olimpica. Diana con la sua proverbiale determinazione rimontò lo svantaggio iniziale e vinse l'assalto (5-4). L’incontro si mantenne sempre incerto, come documentano i numeri ritrovati tra i miei appunti: Trillini - Schiel 8-10, Vezzali - Weber 15-12, Trillini - Bau 20-19, Bianchedi - Weber 24-25, Vezzali - Schiel 30-28, Trillini - Weber 35-32. Fu Diana Bianchedi ad affondare definitivamente le speranze di vittoria della Germania. Quando Valentina Vezzali affrontò nell'ultimo assalto Sabine Bau i giochi erano ormai fatti. L'Italia si trovava in vantaggio per 40 stoccate a 37. Valentina Vezzali diede cappotto alla Bau e l'Italia conquistò meritatamente il Trofeo sconfiggendo la Germania per 45 a 37. Purtroppo, ma quella calda sera d’estate non si poteva immaginarlo, la settima edizione risultò l’ultima del trofeo. Non ci fu la possibilità di continuare per motivi indipendenti dalla volontà di Roberto Bianchedi e delle atlete. Da allora il fioretto femminile mondiale ha abbandonato la Svizzera. Ma qui gli appassionati della scherma non hanno dimenticato le giornate che Roberto Bianchedi ha loro regalato. Dal 2003 serate analoghe si tengono in Italia anche per merito di Francesco Granbassi. Le fiorettiste azzurre sfidano il Resto del Mondo. Rispetto alla sempre più lontana sera di Ascona solo Vezzali e Trillini tirano ancora ai massimi livelli agonistici. Ora con loro in Nazionale c’è Margherita Granbassi.
Mi fermo qui.
Il Webmaster
Ø Introduzione di Alberto Moro: alle porte di Pechino
Scrivo questa prima pagina del diario olimpico 2008 nell’attesa che le fiorettiste salgano in pedana nella prova di Coppa del Mondo a Cuba. È il 10 giugno e dai Giochi ci separano due mesi, forse tuttora troppi sul piano temporale e anche agonistico: infatti le fiorettiste devono ancora portare a termine la Coppa del Mondo, gli Assoluti e gli Europei prima di poter pensare unicamente alla trasferta in Cina. Due mesi, è vero, sono tanti, ma in occasione di un evento atteso e importante qual è l’Olimpiade meglio anticipare i tempi.
IL RITORNO – A Pechino innanzitutto torna la prova di fioretto femminile a squadre. Un ritorno graditissimo e auspicato anche da noi sin dal lontano 2002. Ma ancor più essenziale è il fatto che Margherita Granbassi e le sue compagne abbiano raggiunto i Giochi. Il sogno da loro tanto accarezzato è diventato realtà il 2 marzo a Danzica con il quinto posto nella gara a squadre.
CRITERI DI QUALIFICAZIONE – La qualificazione - individuale e per team - avviene tramite la gara a squadre. Otto le gare valide per il ranking di qualificazione: sei di Coppa del Mondo dal maggio 2007 al marzo 2008, Europei e Mondiali del 2007. E otto sono le squadre che vanno a Pechino: di diritto le prime quattro del ranking olimpico, cioè Russia, Polonia, Ungheria, Italia, tutte qualificate già a Danzica e una squadra per ogni zona geografica tra quelle dal quinto posto in poi. A San Pietroburgo il 7 marzo nell’ultima prova di qualificazione raggiungono i Giochi anche la Germania, miglior team europeo classificato a partire dal quinto posto del ranking olimpico, ; gli Stati Uniti con la Cina e la Tunisia. Colpiscono benché non sorprendano totalmente almeno due aspetti. La laboriosa qualificazione della Germania, ottenuta all’ultimo momento a spese della Francia. Le transalpinee hanno perso la finale con la Russia e, nel contempo, il sogno olimpico. Sempre più remoti mi appaiono al momento i tempi in cui era in pedana Sabine Bau e quella tedesca era una formazione di assoluto valore mondiale che ho ammirato tirare dal vivo. Ma nella prova olimpica non prevalgono sempre i favoriti. Altro aspetto: come a Sidney la Romania non tira a Pechino. Le romene hanno incrociato le lame con le azzurre più volte negli ultimi venti anni. Da tifoso ricordo tuttora le memorabili sfide che negli Anni Novanta valevano l’oro olimpico, titoli mondiali ed europei. Ripenso alle imminenti Olimpiadi e e aggiungo che spetta ai commissari tecnici la scelta delle fiorettiste da mandare in pedana a Pechino. Magro deve affrontare il delicato compito di selezionare le tre azzurre. Al momento Vezzali, Trillini, Granbassi e Salvatori sono insediate ai vertici della classifica FIE del fioretto femminile. Nella prova individuale tirano 39 fiorettiste. Sono automaticamente qualificate le 24 che partecipano al torneo a squadre. Altri 15 posti sono a disposizione per le fiorettiste che non hanno la squadra qualificata. A questo punto entra in ballo il cosiddetto C.O.A., vale a dire il Classement Officiel Ajustè, che è la classifica mondiale individuale alla quale sono stati tolti i nomi di tutte le fiorettiste dei paesi già qualificati per la prova a squadre. Le prime 3 di questa classifica, senza distinzione di zona geografica, in ragione di massimo uno per paese si qualificano per l’Olimpiade. Altri 7 posti sono riservati alle schermitrici meglio posizionate nel C.O.A. in base a una distinzione per zone: 2 posti ciascuna a Europa, Asia-Oceania e Americhe e 1 posto per l’Africa. Infine, 5 posti vengono assegnati attraverso le prove di qualificazione di zona, cui partecipano solo fiorettiste di paesi che non abbiano atleti già qualificati in base ai tre precedenti criteri.
Oggi mi fermo qui.
Alla prossima
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